Capitolo 5
Two weeks laterEntrarono al quartier generale mano nella mano, mentre dietro di loro Watari sfoggiava un sorrisino contento. L sudava un po', timoroso. Light era perfettamente a suo agio.
Come si aspettava. Gli occhi di tutti erano incollati e sbalorditi sulle loro mani.
Light lo stringeva con forza, voleva avere un contatto con lui, seppur minimo.
Matsuda era arrossito. Soichiro Yagami aveva la mascella contratta.
Ormai era palese. Light, il suo Light. Era
omosessuale.
Era già difficile per un genitore (soprattutto per un padre) accettare un'idea simile.
Che Light non si sarebbe sposato. Che non gli avrebbe chiesto consigli per la meta del viaggio di nozze. Che non gli avrebbe regalato un paio di nipotini.
Ma Soichiro non era un uomo ottuso, né ristretto.
Però. Però...Ryuzaki. Possibile che il figlio fosse davvero invaghito di colui che non aveva mai fatto mistero dei suoi sospetti su Light? Che L avesse dimenticato tutto ciò che aveva ideato per dimostrare la colpevolezza di Light?
Era strano. Molto. Troppo strano. D'altro canto, sembrava tutto reale.
Entrambi si accomodarono ai solito posti, si
accarezzarono con gli occhi prima di accendere i rispettivi computer.
Watari portò a Ryuzaki una fetta di crostata alla frutta.
Tutti intuivano, tutti, in fondo,
sapevano, ma nessuno osava parlare, chiedere chiarimenti.
“Light” Soichiro non voleva più attendere. Light sorrise dentro di sé.
“Sì, papà?”
L'uomo strinse i pugni. “E' da tempo...ormai...che tu e Ryuzaki vi comportate in maniera...bizzarra. Voglio una spiegazione. Sono tuo padre, presumo di averne diritto” Ovviamente non specificò di cosa stesse parlando e Light non sprecò fiato per chiedergli a cosa si riferisse.
Era abbastanza intelligente da comprendere quali fossero le parole più adatte.
“Ma mi sembra abbastanza chiaro”
Gli occhi di L erano fissi sul monitor, in bocca la forchetta con un pezzo di torta.
Tranquillità apparente. Aveva paura, e il cuore batteva anche nelle orecchie.
“C-cosa...” “Papà. Sono cresciuto con parole che hanno voluto insegnarmi la tolleranza e il rispetto. Non vedo cosa ci sia da spiegare” Ma sapeva che il discorso non era finito.
“Light...ma tu e Ryuzaki...”
Girò gli occhi al cielo. “Ho capito. Vuoi proprio sentirmelo dire”
Attirò a sé L afferrandolo per le spalle, e il detective quasi si soffocò.
“Stiamo. Insieme.”
L sospettò di essere diventato viola.
Yagami-san era di granito. E per poco non collassò quando Light stampò le sue labbra su quelle di Ryuzaki.
“LIGHT!!”
Il ragazzo lo guardò serio. “Io...io amo Ryuzaki, papà. Non sai quant'è doloroso dover fare tutto di nascosto, mettere a tacere i propri sentimenti e non poter avvicinarsi alla persona che si ama...io ti vedo, quando dai una carezza alla mamma...e io desidero fare lo stesso con Ryuzaki. L'amore...è amore”
L sentiva la voglia di buttargli le braccia al collo e baciarlo con tutto il suo amore.
“L-Light, io...non immaginavo che tu...insomma, provassi tutto questo...”
Trascorsero almeno due minuti di assoluto silenzio. Imbarazzo.
“Ma...se siete felici...” “Grazie, signor Yagami”
La mano di Ryuzaki raggiunse quella di Light, che lo guardò e mimò con le labbra, senza parlare: “Ti amo”
Kira. Kira era tornato.
Light e Kira. Sì, Kira voleva uccidere. Doveva eliminarlo per diventare Dio.
Ma Light di certo non aveva dimenticato i suoi sentimenti per L. Non si erano affievoliti.
Si amavano con la stessa passione, la stessa foga. Ma il tarlo mordeva e divorava il cuore di Light. Urlava.
Uccidi L...lo stai solo usando per svagarti un po'. Se muore, avrai libero accesso al tuo trono...Dio della Giustizia.L'idea di perderlo strideva troppo, graffiava l'anima, era un taglio che non si sarebbe cicatrizzato. Era una ferita aperta e sanguinante.
“Ryuzaki...” sussurrò alla sua schiena. Sperava non dormisse. L mugugnò, invitandolo a parlare. “Ti amo...” Puntò un dito sulla sua colonna vertebrale.
“Perchè non me lo dici mai? Se mi dici che non mi ami...ti posso capire...ma se mi ami, perchè non lo dici?” L si girò.
“L-Light-kun...non è che non ti ami...ma è complicato...non posso mentirti. Io sospetto ancora...che tu sia Kira...”
Il cuore di Light crollò prima di ripartire impazzito. Sfiorò il suo labbro inferiore con l'indice. “Ma...tu ami Light Yagami...?” “E se Light Yagami fosse Kira?”
“Quello che hai passato con Light Yagami non conta...? Anche se ci fosse Kira, Light Yagami non cesserebbe di esistere. Ti amerebbe...”
“Light-kun, temo purtroppo che Light Yagami verrebbe sopraffatto da Kira. Non avrei più il mio Light-kun...anche se amassi Light, non potrei amare Kira...non ti avrei più...”
I visi erano così vicini. Gli occhi di L lucido e Light con una morsa nello stomaco.
-Io...avrei mai immaginato tutto questo? No. Dannato. Ti ucciderei, se solo non ti amassi...-
Si baciarono dolcemente, solo il fruscio delle lingue morbide che si incontravano in un abbraccio vellutato e sensuale scandiva il tempo.
-Io ti amo, Light...ma questa volta ho paura. Troppa paura che lui...Kira...ti porti via da me-
Le giornate proseguivano normalmente. Con la scoperta del Death Note e la regola dei tredici giorni, Light e Misa sembravano totalmente innocenti.
L avrebbe voluto tirare un sospiro di sollievo. Ma era così sicuro delle sue idee.
Light era Kira. O sicuramente lo era stato! E in tal caso, era comunque colpevole!
Ma quello Shinigami, Rem...non si sbilanciava, e per quanto L chiedesse, sperando che parlasse, non poteva negare di provare un lieve timore che il Dio della Morte si irritasse.
Spesso si soffermava a guardare Light con occhi immensamente tristi.
-Light...chi è il vincitore di questo gioco?-
Se quella regola fosse stata falsa...il fascicolo su Light Yagami si sarebbe nuovamente spalancato. Ma L era solo. Nessuno poteva più credere all'eventuale colpevolezza di Light, né di Misa Amane.
La testa gli doleva. Watari gli poggiò una mano sulla spalla e gli porse una tazza di the.
Ecco, l'unica persona di cui si fidasse ciecamente. Avrebbe voluto fidarsi ugualmente anche di Light, chiudere gli occhi, cadere sapendo che lui l'avrebbe afferrato in qualunque momento. Guardò il polso.
Già, si era stabilito che non fosse più necessario essere ammanettati.
Perchè Light non era Kira.
No! Strinse le mani tra i capelli. Lo era, lo era!
L non poteva aver preso un granchio così enorme. Il suo unico errore era stato quello di innamorarsi di lui! E la cosa ridicola, stupida, che lo mangiava dentro, era che non poteva farci niente! Lo amava tanto che nemmeno vedere Light uccidere qualcuno con le proprie mani avrebbe cambiato le cose!
Si erano dati troppi baci, troppe carezze, troppi...respiri. Troppe notti d'amore.
Troppi sguardi intensi, da togliere il fiato e la capacità di ragionare. Ed era ancora più assurdo che, pur spremendo tutta la sua razionalità, non potesse fare a meno di desiderare ancora quei momenti con tutto se stesso.
Non ce la faceva. Quella stanza sciabordava di innumerevoli ricordi.
Immagini di lui e Light avvinghiati, vogliosi di godere far godere l'altro lo tormentavano. Doveva uscire.
Uscì velocemente dalla stanza e andò a scontrarsi proprio con lui. Light.
Aveva in mano un sacchetto.
“Ryuzaki! Ho prese delle...brioches. Marmellata di ciliegie” sorrise agitando il sacchetto. L non disse nulla. “Ryuzaki...che c'è?”
Il cuore di Light era rimbazlato in gola. “Vado a prendere un po' d'aria”
“V-vengo con te! Una passeggiata ci...” L lo zittì con un'occhiata.
Lo stava rifacendo. Uccidendo con quegli occhi...occhi che amava, in cui si stava sciogliendo come burro al sole.
Lo stava respingendo, voleva stare da solo.
“Scusami, Light-kun...” Si riscosse. “N-no, no...è tutto ok. D'accordo...”
Volevano piangere. Gettarsi tra le braccia dell'altro e dimenticare tutto, Kira, le indagini, il Death Note...
Ryuzaki si voltò e uscì.
-Io che sono Kira e non merito di toccarti...posso amarti più della mia vita?-
TO BE CONTINUED...